Specie degli ambienti umidi o utili alla fitodepurazione

Torbiere alpine e altri habitat umidi

Gli habitat umidi sono tra quelli maggiormente soggetti a depauperamento, sia per le attività umane (captazioni idriche, regimentazione delle acque, deviazione dei corsi d’acqua) che per gli eventi climatici estremi (alluvioni e siccità). In questi ambienti ricchi in biodiversità, ma estremamente fragili, il ridotto apporto idrico e l’incremento delle temperature determinano alterazioni nel ciclo biologico delle specie vegetali, compromettendone le fasi riproduttive, la sopravvivenza dei semi e l’attecchimento delle plantule.

Le torbiere alpine, in particolare, mostrano un destino incerto, dovuto all’esistenza di molte minacce e alla loro condizione relittuale.

Le strategie per una corretta gestione di tali biotopi consistono nell’attuare azioni di conservazione sia in situ che ex situ. Le prime attraverso rilievi floristico-vegetazionali, raccolta di dati stazionali e azioni di contenimento della vegetazione invasiva; le seconde mediante studi e prove di laboratorio e/o vivaio, sulla qualità e germinabilità del germoplasma disperso, unitamente a indagini sulle caratteristiche della banca dei semi del suolo.

Fitodepurazione

Per quanto riguarda la fitodepurazione (vale a dire di quel sistema di depurazione naturale delle acque reflue domestiche, agricole e industriali con l’ausilio delle piante e delle loro colonie batteriche), lo studio delle specie vegetali idonee all’allestimento dell’impianto consente di ottimizzarne la performance del sistema filtrante e incrementare l’attecchimento della flora da mettere a dimora nelle vasche.

Le prove di germinazione, da condursi in situ o ex situ, forniscono indicazioni utili sulla vitalità e il vigore dei semi delle specie utilizzate, sulla capacità di autorigenerarsi delle piante adulte e sulla tolleranza delle piante, nelle prime fasi di crescita, ai reflui in ingresso nell’impianto.